Un amore

Allora, egli all’improvviso capì il senso di quel naturale incantesimo. Cosa infatti volevano dirgli i filari di pioppi all’orizzonte che vanno vanno in corteo e sembrano sfuggirlo e nello stesso tempo corrergli incontro, per poi allontanarsi alle sue spalle, nella nebbia, consumati, mentre nuove schiere appaiono dinanzi inesauribili precipitando su di lui?

Di colpo egli capì ciò che dicevano, capì il significato del mondo visibile allorché esso ci fa restare stupefatti e diciamo “che bello” e qualcosa di grande entra nell’animo nostro. Tutta la vita era vissuto senza sospettarne la causa. Tante volte era rimasto in ammirazione dinanzi a un paesaggio, a un monumento, a una piazza, a uno scorcio di strada, a un giardino, a un interno di chiesa, a una rupe, a un viottolo, a un deserto. Solo adesso, finalmente si rendeva conto del segreto.

Un segreto molto semplice: l’amore. Tutto ciò che ci affascina nel mondo inanimato, i boschi, le pianure, i fiumi, le montagne, i mari , le valli, le steppe, di più, di più, le città, i palazzi, le pietre, di più, il cielo, i tramonti, le tempeste, di più, la neve, di più, la notte, le stelle, il vento, tutte queste cose, di per sé vuote e indifferenti, si caricano di significato umano perché, senza che noi lo sospettiamo, contengono un presentimento d’amore.

Quanto era stato stupido a non essersene mai accorto finora. Che interesse avrebbe una scogliera, una foresta, un rudere se non vi fosse implicata un’attesa? E attesa di che se non di lei, della creatura che ci potrebbe fare felici? Che senso avrebbe la muraglia degli antichi faraoni se nell’ombra dello speco non potessimo fantasticare di un incontro? E l’angolo del borgo fiammingo che ci potrebbe importare o il caffè del boulevard o il suk di Damasco se non si potesse supporre che anche lei un giorno vi passerà, impigliandovi un lembo di vita?

[…]Pensò alla finestra solitaria illuminata nella sera d’inverno, al vicolo inquietante e sghembo nel cuore della città vecchia, ai fienili, ai cimiteri di montagna, alle biblioteche, ai caminetti accesi, ai palcoscenici dei teatri deserti, al Natale, al barlume dell’alba.Dovunque c’era nascosto il pensiero inconfessato di lei, anche se non sapevamo neppure chi fosse.

Dino BuzzatiDamasco

11 notes:

  1. fran-pesca reblogged this from robsz
  2. kite62 reblogged this from robsz
  3. robsz posted this
  archive